Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono

Associazione Culturale fondata nel 1964

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Articoli dal Notiziario

Articoli tratti dal Notiziario dell'Associazione Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono. Editoriali del Presidente ed altri articoli a cura di Soci o Relatori.

Una guerra quasi dimenticata

Di Giulio Vitali

Tratto dal Notiziario n°23 (Gennaio/Giugno 2018)

La prima volta che sentii nominare la Grande Guerra, avevo poco più di 5 anni, chi me ne parlò, era un vicino di casa, allora molto anziano, che l’aveva combattuta. Da quel momento passarono altri 5 anni prima di tornare a sentirne parlare in maniera molto approssimativa, ero alle scuole elementari. Questa approssimazione fu per me di grande stimolo, a ricercare e a documentarmi, inizialmente per tutta la parte militare, che allora ritenevo più affascinante, ma che ben presto, vista la tragicità degli eventi, passò in secondo piano rivolgendo la mia attenzione soprattutto verso i cambiamenti che portò un evento così nefasto per tutto il mondo.

Cambiamenti epocali, un'accelerazione tecnologica fino ai tempi inimmaginabile, “un salto nel moderno”. Un cambio di passo, molto più veloce che nel passato, soprattutto per le donne che per la prima volta dovettero uscire di casa in massa, per sostituire gli uomini, svolgendo i lavori che fino ad allora erano prettamente maschili, dando vita alla prima grossa emancipazione femminile. Le popolazioni civili che vivevano lontano dalle zone di guerra, dovettero combattere a loro volta una guerra parallela che si sarebbe rivelata non sanguinosa, come quella del fronte, ma allo stesso tempo molto cruenta, per via delle privazioni dovute al razionamento del cibo e per accogliere le popolazioni civili sfollate dai luoghi di combattimento. Vennero creati ospedali per curare i militari feriti, alcuni dei quali tuttora esistenti.

Mi trovo concorde nel definire la Grande Guerra, come “l’ultima guerra antica combattuta con armi moderne”. Di fatto, agli assalti di cavalleria di napoleonica concezione vennero contrapposti i mezzi meccanici, che fecero per la prima volta la loro apparizione sui campi di battaglia, vennero utilizzati veicoli a motore per trasportare truppe e materiale da e per il fronte, e i gas tossici che in alcune battaglie fecero più vittime delle armi da fuoco. Il mezzo aereo entrò di prepotenza in battaglia ed in mare molte navi vennero affondate dai sommergibili. Una guerra totale che venne combattuta in ogni luogo, dalle profondità del mare agli oltre 3000 metri delle Alpi, contemporaneamente in Europa, Asia ed Africa. Una guerra che portò per la prima volta il popolo italiano (fino ad allora unito solo sulla carta) ad unirsi, per combattere con spirito ed abnegazione, per la stessa bandiera.

Editoriale del Presidente

Tratto dal Notiziario n°23 (Gennaio/Giugno 2018) 

L’Editoriale di questo notiziario 2018 è rappresentato da una immagine: la vetrina contenente i reperti, per lo più grafici, delle civiltà egizia e mesopotamica delle collezioni di Mons. Nevio Ancarani e Prof. Sergio Pernigotti. Gli amici del Museo Archeologico-Esagono, che hanno fattivamente sostenuto lo studio e l’esposizione di questi materiali, ringraziano tutti quanti hanno collaborato, lieti del raggiungimento di un obiettivo di alto valore culturale e museale per la nostra Città.

Giandomenico Belvederi

Furto di Santi

Di Maurizio Cavazza

Tratto dal Notiziario n°22 (Febbraio/Giugno 2017)

A margine della conversazione sulle “Antiche Croci di pietra della Bologna del ‘200” può essere simpatico ricordare le vicende un po’ particolari legate alla croce conservata nella chiesa dei SS. Vitale e Agricola che si può raccontare come una vicenda di “Furto di Santi”.

La Croce dei Santi Aggeo, Caio ed Ermete, nel 1303, a cura della potente famiglia dei Sabatini, venne eretta al centro della via S. Vitale (all’incirca dove oggi è l’incrocio con via Guido Reni, di fronte alla chiesa dei SS. Vitale e Agricola) una cappellina che conteneva una colonna sormontata da una croce in marmo, a ricordo del luogo del martirio dei SS. Ermete, Aggeo e Caio, avvenuto durante la persecuzione di Diocleziano all’inizio del IV secolo. Il Comune donò quattro colonnette da porre agli angoli dell’edicola. Si disse poi anche che era stato il santo Vescovo Eusebio ad avere ritrovato nel 386 i corpi dei Martiri; a somiglianza del ritrovamento dei corpi dei SS. Vitale ed Agricola da parte di S. Ambrogio.

La cappella fu oggetto di molta devozione e questa si accrebbe quando il 13 giugno 1666 tramite la potente famiglia veneta degli Zabarella (che erano divenuti, per eredità e matrimoni, patroni della cappella) fu posta in essa anche una reliquia di S. Antonio da Padova. La cappellina rimase fino al tempo di Napoleone quando fu abbattuta per problemi di traffico e la colonna e la croce trasferite all’interno della chiesa dei SS. Vitale e Agricola dove sono tuttora. Nel trasloco, nella successiva eliminazione della chiesa di SS. Vitale e Agricola e nella sua riconsacrazione, la reliquia di S. Antonio, affidata alla Cattedrale di S. Pietro, andò perduta.

Così la cronaca, non diversa, con i suoi fulgori e disgrazie, da altre consimili legate a luoghi di devozione sconsacrati e trasferiti.

Ma c’è una curiosità del tutto peculiare nella vicenda della Croce dei SS. Ermete, Aggeo e Caio. Se si consulta l’elenco dei Santi della Chiesa bolognese troviamo Vitale, Agricola, Procolo, Floriano a altri santi degli albori del Cristianesimo, ma non Ermete, Aggeo e Caio. Che peraltro sono nell’elenco ufficiale dei Santi della Chiesa Cattolica. Come mai?

Perché questi tre a Bologna non ci sono mai né vissuti, né tanto meno vi sono morti, né vi sono stati martirizzati e seppelliti: i Bolognesi li hanno letteralmente, innocentemente “rubati”… Tutto nasce da uno scritto dello stesso monaco che nel 1180 pubblicò in latino la storia di S. Petronio. Quel monaco scrisse, riferendosi probabilmente a un precedente documento, che durante il regno di Diocleziano i tre protagonisti di questa storia furono martirizzati: “in Oriente Bononia”. Che si traduce: “A Bologna, in Oriente”. A quei tempi nessuno aveva la conoscenza di una località di nome Bononia che non fosse la nostra. E con una certa disinvoltura linguistica si tradusse: “A Bologna, nella sua parte orientale” (*). La parte orientale di Bologna era proprio quella della via Salara (poi Ravegnana, poi S. Vitale), dove negli stessi anni di Ermete, Aggeo e Caio erano stati martirizzati Agricola e Vitale. Che era la zona dell’Arena, della quale al tempo del monaco molto probabilmente restava ancora qualche traccia. E fu naturale trarre la conclusione che anche Aggeo, Ermete e Caio avessero testimoniato la loro fede col martirio nei pressi dell’Arena. Probabilmente nel luogo eletto dai Bolognesi a luogo del Martirio furono trovate ossa, o forse già c’era una croce o altro segno di pietà religiosa messa lì chissà quando e chissà perché ; non ci è dato ora di saperlo, ma l’identificazione del luogo come luogo del martirio avvenne e portò alle vicende su esposte. “I martiri divennero così bolognesi di fatto, anche se non di diritto. E pensiamo senza ombra di irriverenza che avranno accolto con indulgenza e lieta benevolenza questa specie di cittadinanza onoraria e il culto affettuoso e costante che ad essi ne derivò” (Amedeo Benati) (**).

Tuttavia, a ulteriore complicazione della cosa, nell’elenco dei Santi e Beati della Chiesa Cattolica l’unico S. Aggeo che viene venerato non è un martire dei primi secoli cristiani bensì un profeta minore ricordato nel Vecchi Testamento. Chissà dove lo ho avrà scovato il cronista del 1180?

 

(*) Già da parecchio tempo si è identificato la “...in Oriente Bononia” con la località di Bonaistir in Mesia, (oggi territorio bulgaro nel distretto di Vidin)

(**) Nella revisione dei calendari diocesani del 1925 i tre santi furono tolti dal calendario bolognese. Tuttavia per la antichità della tradizione e le pressanti richieste del parroco di S.Vitale furono di nuovo inseriti nel calendario bolognese e la loro festa liturgica è il 4 gennaio.

Dall'Egitto alla Mesopotamia. Una nuova collezione di antichità vicino orientali al Museo Civico Archeologico di Bologna

Di Paola Giovetti, Daniela Picchi, Gianni Marchesi

Tratto dal Notiziario n°22 (Febbraio/Giugno 2017)

La storia dei musei bolognesi ebbe inizio cinque secoli fa per il forte interessamento di alcuni privati cittadini – e, di fatto, di tutta la comunità locale – alla creazione di un patrimonio culturale pubblico. Ancora oggi, a secoli di distanza e non meno sorprendentemente, questo lascito viene incrementato dalle donazioni di quei bolognesi che decidono di rendere fruibili le loro personali raccolte, condividendo al tempo stesso passioni culturali e forti esperienze di vita.

Sono queste le motivazioni che hanno indotto Monsignor Nevio Ancarani, del Capitolo Metropolitano di San Pietro, a donare generosamente al Museo Civico Archeologico di Bologna una prestigiosa collezione di 196 reperti archeologici, databili tra il IV e il I millennio a. C., la cui area di provenienza si estende dall’Egitto alla Mesopotamia. La raccolta, creata nella prima metà del ‘900, trae origine da alcuni prolungati soggiorni di Monsignor Ancarani nei territori del Vicino Oriente e dalla sua inesauribile curiosità per le scritture antiche.

Il Museo Civico Archeologico di Bologna si arricchisce così di nuove antichità egizie, tra le quali meritano attenzione un paio di frammenti lapidei di stele votive o funerarie, alcune statuette ushabti, qualche scarabeo e vari amuleti, oltre a un cono funerario. Quasi tutti gli oggetti recano iscrizioni in caratteri geroglifici.

Dalla Mesopotamia e dal Levante proviene invece il nucleo più significativo della raccolta, che annovera figurine fittili databili dal Calcolitico (fine del IV millennio a. C.) all’Età del Ferro (I millennio a. C.), sigilli cilindrici e a stampo, coni, chiodi e tavolette d’argilla iscritti con testi sumerici o accadici in scrittura cuneiforme. Sono in particolare queste ultime classi di manufatti, molto rare nelle collezioni pubbliche italiane, a rendere la donazione Ancarani particolarmente importante per il Museo che, a breve, ne esporrà una selezione nella Sezione Egizia, grazie anche al sostegno economico dell’Associazione Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono. Il catalogo dell’intera raccolta sarà pubblicato in stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna – Alma Mater Studiorum.

La collezione di testi in cuneiforme è estremamente varia, sia tipologicamente che cronologicamente. Tra questi si contano varie iscrizioni regali. Un cono in argilla con iscrizione in sumerico di Lipit-Eshtar, quinto sovrano della Prima Dinastia di Isin (XX secolo a. C.), rappresenta forse l’oggetto di maggiore rilevanza scientifica dell’intero nucleo. Il testo, che celebra la costruzione del palazzo regale dello stesso Lipit-Eshtar, era sì già noto, ma solo tramite una trascrizione dall’unico altro esemplare finora conosciuto, e mai pubblicato. Sempre in sumerico, e altrettanto interessante, è un testo inciso su un chiodo in argilla a nome di Enmetena, signore della città-stato sumerica di Lagash (ca. 2450 a. C.), che contiene la più antica menzione di un patto di ‘fratellanza’ tra sovrani indipendenti della Mesopotamia, oltre a commemorare la costruzione del tempio Emush nella città di Badtibira per la coppia divina Inana e Lugalemusha. Altri coni o chiodi d’argilla ci informano delle opere di altri sovrani, come il famoso principe Gudea di Lagash (ca. 2150 a. C.), o Ishme-Dagan di Isin (XX secolo a. C.).

Non meno rilevante è la collezione di tavolette, perlopiù testi a carattere amministrativo o legale, che coprono un arco cronologico che va dal periodo della Terza Dinastia di Ur (XXI secolo a. C.) a quello neobabilonese (VI secolo a. C.). Tra queste, la lettera di un mercante assiro (XIX secolo a. C.) e l’esercizio scolastico di un allievo di una scuola scribale paleo-babilonese (XVIII secolo a. C.) sono di particolare interesse.

L'inaugurazione della mostra dei reperti della Collezione Ancarani, è stata posticipata da Aprile 2017 al prossimo autunno, quando si terrà anche un ciclo di incontri come presentazione della stessa..

Editoriale del Presidente

Tratto dal Notiziario n°22 (Febbraio/Giugno 2017) 

Tempo di bilanci, tempo di programmazioni. La tornata di fine anno è utilizzabile per valutare attività e percorsi culturali, rapportandoli alla ragion d'essere dell'Associazione e all'evolversi degli eventi esterni. E' stato utile a questo fine il questionario inviato ai Soci, anche se era auspicabile una risposta maggiore del 25%; per cui è desiderabile una maggior presenza degli Amici in Sede, direttamente negli orari di Segreteria o alternativamente per via telematica, dato l'apprezzamento unanime del sito internet. Il Notiziario è importante non solo come via di comunicazione del calendario delle iniziative, ma soprattutto come specchio della vita associativa. A questo proposito va sempre, sempre, rammentato il privilegio di possedere una Sede prestigiosa in cui incontrarsi, come ad esempio per il post-conferenza, e ci mancherebbe!

Consensi anche per i viaggi/gite culturali, per la loro particolarità e qualità, che li differenzia dagli altri in commercio, non fosse altro che per l'inquadramento culturale conoscitivo che li precede. A questo proposito emergono le due ultime “trasferte” che hanno connotato in modo significativo l'ultimo periodo dell'anno trascorso. A Caserta, con visita alla Reggia e concerto del “nostro” Coro Athena nella Cappella Palatina, ospiti del Direttore Mauro Felicori, cui va il nostro ringraziamento e plauso. A Leiden, per l'inaugurazione del Museo Archeologico dell'Università, dopo la Mostra di Bologna, con la guida preziosa di Daniela Picchi, egittologa. Due eventi straordinari, che hanno contrassegnato l'essenza stessa degli Amici del Museo Civico Archeologico-Esagono, la loro ragion d'essere in simbiosi con il Museo e con la vita del Museo.

E' bene ricordare a questo punto che la programmazione delle nostre iniziative, in primis le conferenze, si integra con quella del Museo Archeologico, per cui i rispettivi programmi si intrecciano e vanno seguiti con pari fedeltà, tenuto conto dell'alta professionalità dei docenti. Il 2016 si è chiuso con una immensa soddisfazione, grazie a Paola Giovetti, Direttrice del Museo: sarà esposta, negli spazi della sezione egittologica, la collezione donata da Don Nevio Ancarani, di documenti e reperti epigrafici del Vicino Oriente Antico, per la quale l'Associazione si è fattivamente impegnata, con il catalogo, curato dall'équipe del Prof. Marchetti; il Museo Archeologico sarà l'unico in Regione a possedere ed esporre reperti di questi territori tormentati.

La programmazione e le attività sono esposte in queste pagine e si integreranno con quelle del Museo, come già detto, e con eventuali mostre ed eventi al momento non comunicati ufficialmente. Uno sguardo sempre attento ed affettuoso su Bologna, un panorama vasto che arriva all'Estremo Oriente ed alle culture precolombiane, gli Etruschi dell'Italia centrale e la Magna Grecia , questi i prossimi itinerari di viaggio. Dato che le sale espositive museali rimarranno chiuse per importanti lavori di ristrutturazione, gli incontri domenicali “Caffè al Museo” si terranno nei Musei Civici, occasione di approfondimento delle conoscenze bolognesi. Una novità, peraltro esplicitamente richiesta nei questionari, è l'attenzione verso argomenti di contemporaneità. Si inizierà con una indagine sui rapporti fra il nostro Morandi e la pittura antica, per poi accostarci al mare magnum dell'impressionismo, complice la grande Mostra di Treviso; la sfida è saper vedere, non guardare, con occhi nuovi ed interpretare, dall'antichità ad oggi, senza soluzioni di continuità.

Questo editoriale si chiude con un invito: come l'anno 2017 è iniziato con l'usuale spettacolo dei burattini, in una nuova spettacolare scenografia, merito del nostro Augusto, dando vita agli spazi museali con i giovanissimi e non solo, così è vitale per l'Associazione frequentare la Sede, intrattenersi con discussioni, proposte, chiacchiere ed accogliere persone interessate, nella prospettiva di nuovi Amici Esagonali.

Un augurio ed un abbraccio a tutti.

Giandomenico Belvederi