Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono

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Impressioni sulla Mostra “Venetkens” di Padova

Di Daniele Bigiavi

Tratto dal Notiziario n°15 (Gennaio/Marzo 2014)


Il gruppo degli Amici del Museo ha visitato la mostra “Venetkens – Viaggio nella terra degli antichi Veneti” allestita nel Palazzo della Ragione di Padova. Avevamo seguito precedentemente due lezioni preparatorie, del Prof. Sassatelli e della Dr.ssa Dore, mentre subito dopo c’è stata la lezione della Dr.ssa Minarini: dunque, come usuale per noi, ci siamo accostati alla mostra non come semplici turisti, ma come persone desiderose di completare l’approfondimento di un percorso culturale.
Senza dilungarsi troppo, va richiamato il filo conduttore della mostra, che era la documentazione di più di mille anni di civiltà venetica, evidenziandone peculiarità, momenti evolutivi, contributi ricevuti e dati alle popolazioni con cui erano in contatto.
Una mostra archeologica tematica come quella in questione può essere valutata sotto diversi punti di vista, tra cui:

  • L’interesse, documentale ed artistico, dei reperti esposti, ed eventualmente la novità degli stessi;
  • La capacità evocativa e comunicativa, in altre parole la capacità di far comprendere al visitatore un contesto storico dedotto in buona parte dall’indagine archeologica;
  • L’aspetto, tecnico ma non meno importante, della fruibilità del percorso espositivo.

I primi due obiettivi sono stati sicuramente raggiunti dalla mostra: i reperti esposti sono di sicuro interesse storico ed artistico, sempre contestualizzati e ben inseriti nel filo conduttore dell’esposizione. La maggior parte di essi era già nota, in quanto esposti da molto tempo in vari musei veneti e nazionali, ma non mancavano alcune novità, come gli scavi della piccola necropoli di Pieve d’Alpago. Tra gli oggetti ivi ritrovati fa bella mostra, nella sezione “I bagliori del bronzo”, una splendida situla in bronzo decorata a sbalzo su fasce sovrapposte con scene esemplificanti la vita ideale delle aristocrazie venetiche. Insieme ad altre situle e lamine in bronzo sbalzato esposte nella stessa sezione, risulta chiara l’acquisizione di un ideale di vita mutuato in parte, con la mediazione etrusca, dai modelli epici greci: può venire immediato il collegamento mentale con la descrizione dello scudo d’Achille (Iliade, canto XVIII), decorato in cinque fasce concentriche con immagini del Cosmo e di vari aspetti della vita civile.
Nel complesso, la mostra ha trasmesso l’immagine di una civiltà “distinta ma non distante” da altre civiltà italiche, che pur mantenendo alcune sue peculiarità ha saputo recepire gli stimoli culturali e materiali derivanti dall’esterno e spesso ritrasmetterli ad altre popolazioni: un’attitudine che, a ben vedere, i veneti hanno ripreso, mille anni dopo l’estinzione della civiltà venetica, con la Repubblica di Venezia.
Per quel che riguarda la fruibilità del percorso espositivo della mostra, qui i commenti sono meno positivi: pur disponendo di uno spazio vastissimo, quale la sala pensile del Palazzo della Ragione, non appare logica la scelta di concentrare l’esposizione in una porzione limitata di quest’ultima, chiudendo le varie sezioni dentro “cubicoli” che risultavano intasati anche in presenza di un numero limitato di visitatori.
Inoltre in molti casi reperti di piccole dimensioni, come diversi bronzetti di derivazione etrusca, erano esposti inspiegabilmente quasi a livello del pavimento, rendendo molto ardua la loro lettura: sembra che il contenitore sia derivato da una scelta architettonica difficilmente comprensibile e poco congruente con le esigenze espositive.