Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono

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Una recente visita al restaurato Palazzo Fava, con gli affreschi del ciclo degli Argonauti di Annibale Carracci e di quello di Enea, di Ludovico Carracci, di Francesco Albani e di Bartolomeo Cesi, mi ha suggerito alcune riflessioni sull’iconografia e sulla cultura navale a Bologna.

A Bologna sono presenti molti documenti navali, raffigurazioni, modelli e scritti, oggetto di studi, spesso ancora da approfondire; però le navi e le barche non hanno mai avuto una grande attinenza con la cultura maggiormente diffusa e con la vita cittadina, a parte la navigazione sul Canale Navile, che si è svolta dal Medioevo al Novecento. Gli stessi documenti, soprattutto quelli figurati, sono molto eterogenei e dal punto divista delle ricerche navali, parecchi di qualità scadente. Questa è l‘impressione che si ricava dal loro studio, anche se, presi singolarmente, possono fornire spunti di ricerca molto utili; molti provengono da ambienti lontani dalla città, come le figurazioni attiche ed egizie conservate al Museo Archeologico, altri sono stati eseguiti localmente, come la stele etrusca di Vele Caicna al Museo Archeologico, o le raffigurazioni medioevali, le rappresentazioni allegoriche e scenografiche rinascimentali e barocche, ispirate a modelli spesso lontani dall’ambito culturale bolognese, come, nell’ordine, l’affresco di Giovanni da Modena in S. Petronio, o gli affreschi nei palazzi nobiliari bolognesi. Importanti, come fonte di documentazione sono le collezioni private, conservate negli archivi, nelle biblioteche e soprattutto nel Museo delle Navi dell’Università.

Ma, oltre alle valutazioni tecniche e storiche relative ai tipi navali specifici, possiamo individuare un filo conduttore di queste manifestazioni e della loro presenza a Bologna?

Senz’altro, attraverso due percorsi di ricerca: la scenografia e la cultura navale. La scenografia in fondo è il motivo conduttore della quasi totalità delle raffigurazioni navali presenti a Bologna, dal carro allegorico greco attico con il modello di nave per le processioni dionisiache, alla stele etrusca di Vele Caicna del Museo Archeologico, all’affresco di Giovanni da Modena in S. Petronio e via via fino ai cicli mitologici dichiaratamente scenografici del Tibaldi a Palazzo Poggi, o dei Carracci a Palazzo Fava, fino ai dipinti ed ai disegni del Basoli. Questa scenografia, non corretta dal punto di vista navale, è indice di una rielaborazione artistica e culturale di motivi figurati, su cui ancora non si è indagato abbastanza. Tali rappresentazioni provengono da una storia navale precisa e con il tempo sono state interpretate e modificate secondo una cultura o una moda, che accetta o rifiuta, a seconda dei temi e delle influenze culturali, il realismo originario. Ad esempio Annibale Carracci, in un dipinto al Louvre del 1587-88, raffigura una batlèna padana in modo molto realistico e tecnicamente corretto; invece pochi anni prima (1583-84), nell’ambito della stessa scuola, le storie di Giasone mostrano una caracca raffigurata in modo proporzionato, ma con incongruenze tecniche notevoli ed una fondamentale incomprensione della struttura di una nave: il fasciame della nave in costruzione è rappresentato come le doghe di una botte; maggiori incongruenze tecniche vediamo nelle storie di Enea nello stesso Palazzo Fava. Quindi le influenze culturali dell’epoca spesso modificano e falsificano i modelli originari, con il risultato di una disattenzione da parte degli studiosi navali. Per secoli la cultura scenografica ha dominato a scapito dell’obiettività, in modo particolare nell’ambito navale, nella narrazione di episodi mitologici o storici, in quanto le conoscenze molto scarse sulle imbarcazioni antiche portavano ad idealizzazioni fantastiche. Il gusto della scenografia teatrale presente anche a Bologna, ricalcava spesso anche un realismo scenico che era quello delle decorazioni delle barche da gala, usate per le feste e per le cerimonie, che secondo la moda veneta venivano chiamate bucintori;ricordiamo ad esempio quello con cui Lucrezia Borgia si recò a Ferrara nel 1502, secondo il racconto del Girardacci, di cui c’è una sbiadita immagine al Castello di Bentivoglio.Tale trasfigurazione scenografica dell’oggetto navale continua nelle pitture ottocentesche del Basoli, per arrivare fino alle orribili “ricostruzioni” cinematografiche (da Cabiria a Cleopatra) o alle variabili scenografie teatrali, in cui si possono conservare tracce che partono dal Quattrocento.

Accanto a questa scenografia influenzata dalla cultura del tempo, v n’è una minore più realistica, come quella delle insegne di osterie riportate dal Mitelli nel Seicento o delle stampe settecentesche del Canale Navile, dove l’esigenza cronachistica supera la moda o il desiderio di stupire.

Un discorso a parte è quello rappresentato dalle collezioni, frutto del desiderio di ricerca scientifica e di raccolta di documenti sulle manifestazioni navali nel periodo della grande navigazione oceanica Le grandi collezioni illuministiche, a partire dal 1731 (Cospi, Torricella, Tarsi), e le donazioni (Lambertini, Hurson) forniscono i materiali per quello che diventerà il Museo delle Navi dell’Università, i cui testi sono stati in parte dispersi in età napoleonica. Ne ho rintracciato alcuni all’Archiginnasio, tra i quali i preziosi Arcano del Mare di Robert Dudley del 1661 e gli Eléments de l’architecture navale del Duhamel de Monceau, del 1758. Ma altre collezioni navali arricchivano le biblioteche dei nobili bolognesi, tra le quali le stampe inglesi e francesi di Gianluca Pallavicini (attorno al 1750), ora all’Archivio di Stato.

Sono solo degli esempi che ci dicono quanto materiale sia ancora da studiare e da scoprire a Bologna.

Infine non mi pare un caso che una delle associazioni di navimodellisti più attive e serie in Italia sia proprio quella di Bologna e questo rappresenta una forma di continuità con il collezionismo del passato, anche per la scelta dei soggetti: le grandi navi a vela della navigazione oceanica dei tempi d’oro della vela o le grandi navi famose (il Titanic, il Rex, la Vittorio Veneto, . . . ), mentre la modellistica dei tipi del Po e dell’Adriatico è maggiormente amata nel Veneto e nella Romagna, spesso affidata ad iniziative locali che, da noi, gravitano attorno ai musei di Revere, Comacchio, Cesenatico o Cattolica.

La ricerca navale a Bologna quindi continua nell’ottica dell’analisi dei singoli documenti, che vanno inseriti nel contesto culturale più ampio possibile, analisi complessa, ma che rende le imbarcazioni ancora più vive, presenti e attuali, e non solo oggetti da valutare scientificamente.

 

Marco Bonino
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