Amici del Museo Civico Archeologico di Bologna - Esagono

Associazione Culturale fondata nel 1964

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In memoria di Khaled Al Assad

Di Vania Polmonari

Tratto dal Notiziario n°19 (Ottobre/Dicembre 2015)

Il notiziario era già completato e pronto per la stampa quando è giunta la notizia della brutale uccisione dell’archeologo Khaled Al Asaad avvenuta a Palmira, davanti al “suo” museo ed a decine di persone, ad opera degli uomini del Califfato.
Il Prof. Khaled Al Asaad è stato il “padre” del sito archeologico di Palmira, l’aveva fondato nel 1961 e diretto per anni, sino alla pensione nel 2003. Per cinquant’anni ha custodito con passione, amore e grande professionalità le antiche vestigia di una città nella quale sono evidenti le traccie di più civiltà, all’arrivo dei romani la città aveva già 2000 anni di storia e queste stratificazioni l’hanno resa un museo a cielo aperto, una emozionante città antica nel Deserto di Siria. Dapprima ci si stupisce che il Professore Al Asaad non abbia seguito i consigli di quanti gli dicevano di partire, ma in realtà chi come noi ama l’archeologia, capisce che Palmira era l’unico luogo in cui volesse vivere, lì era nato, dalla finestra di casa ne vedeva le rovine ed ora, non più in grado di lavorare sul campo, continuava lì i suoi studi.
Tanti sono i libri che ha scritto e l’ultimo, per ora pubblicato solo in arabo, l’ha dedicato a “Zenobia” la mitica regina che si oppose ai Romani.
Egli ha custodito l’inestimabile patrimonio culturale del suo paese fino all’ultimo sacrificio, per le belve dell’Isis, occuparsi di capolavori antichi era un gesto di apostasia, ma nel mese di carcerazione e torture a cui l’hanno sottoposto, verosimilmente volevano solo sapere dove sono stati trasferiti i capolavori del “suo” museo, messi in salvo prima del loro arrivo. Non possiamo dimenticare che, per il Califfato, la vendita di reperti sul mercato clandestino è ormai la seconda fonte di finanziamento dopo il petrolio.
Molti “Amici del Museo Archeologico-Esagono” hanno avuto il privilegio di visitare Palmira, crocevia fra oriente ed occidente, oggi come in passato, luogo di riposo dopo lunghi viaggi nel deserto, luogo in cui si mescolavano le culture, luogo che oggi rischia l’annientamento. La città è stata minata ed auspichiamo non subisca il destino di Nimrud, Hatra, Mosul e di decine di luoghi sacri cristiani, sciiti, jazidi che già hanno subito efferati scempi.
Si vuole distruggere la memoria di un intero paese, la sua identità culturale e Khaled Al Asaad ne era simbolo, istituzione, custode, così come le decine di funzionari e guardiani che in Siria come in Iraq hanno dato la vita nel tentativo di salvare il loro patrimonio storico, patrimonio dell’Umanità.
Tutto il mondo civile di qualsiasi nazionalità o religione piange la loro perdita e ne onora la memoria.
La minaccia che incombe sulla civiltà è immensa, non a caso i nostri padri costituenti uscendo dalle rovine della II Guerra Mondiale inserirono nell’Art. 9 della Costituzione la “Tutela del Patrimonio storico e artistico della Nazione”, capendo il nesso profondo fra arte e democrazia.
L’arte è essenziale alla comunità, ne materializza le radici, i musei ed i siti archeologici sono luoghi pubblici di cittadinanza in cui ci si forma il senso critico.
Si stanno distruggendo non solo beni culturali e persone ma si vogliono eliminare i più elementari diritti sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948.
Questo tragico evento che ha scosso il mondo intero speriamo risvegli i governi occidentali dall’apatia che fino ad oggi li ha contrassegnati, sperando che le parole del nostro Presidente della Repubblica Mattarella non diventino triste presagio.