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Breve storia di Battista Sforza

Di Vania Polmonari

Tratto dal Notiziario n°20 (Marzo/Giugno 2016)

Una delle ultime gite organizzate dalla nostra Associazione ad Urbino,  mi ha risvegliato la curiosità per una singolare protagonista di quella corte rinascimentale, che negli anni sessanta del Quattrocento ebbe il suo momento di maggior splendore.
Parlo di Battista Sforza, toccante è il ritratto che si evince dallo studio di Marinella Bonvini Mazzanti nel suo bel libro “Battista Sforza Montefeltro “Principessa” nel Rinascimento italiano”.

Battista nasce a Pesaro nel 1446 figlia di Alessandro Sforza e Costanza Varano, il suo nome è per noi singolare, oggigiorno utilizzato solo al maschile, ricorda quello della nonna materna che si chiamava Johanna Baptista.
Battezzata dal Cardinal Bessarione, amico di famiglia, grande e dotto umanista del tempo, rimane orfana a soli 18 mesi e viene dapprima cresciuta dalla nuova sposa del padre, Sveva Montefeltro, sorellastra di Federico.  Nel 1450 viene condotta a Milano alla corte di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti e fin da bambina stupisce tutti per la sua precocità dimostrando intelligenza e memoria prodigiose. Riceve così un’educazione all’altezza del suo rango e creerà un importante e duraturo rapporto affettivo soprattutto con la zia Bianca.
Probabilmente nel 1458 rientra a Pesaro e dimostra indipendenza, attitudine al comando, buona eloquenza ed affidata al grande maestro Martino Filetico approfondirà lo studio del latino, del greco della grammatica e della poesia.
A soli 12 anni  è in grado di assolvere ai compiti di “primadonna” alla corte paterna, la sua fama si diffonde nella corti italiane e molti principi la chiesero in sposa.  La scelta cadrà  su Federico da Montefeltro Conte di Urbino, grande condottiero di trentasei anni,  con un passato di successi e gloria ma anche uomo di profonda cultura e mecenate nelle arti. Si sposarono nel febbraio del 1460 e alle feste nunziali partecipò tutta la città per più giorni. Due mesi dopo le nozze Battista, già in attesa del primo figlio, rimane a reggere lo Stato, durante una delle più lunghe assenze del marito impegnato in guerra, dimostrando nel migliore dei modi di essere all’altezza del suo ruolo, benvoluta dai cittadini di cui conquista l’ammirazione. Negli anni che seguiranno sarà unita a Federico da affinità di carattere, amore accompagnato da grande attrazione fisica, affronterà lunghi viaggi per raggiungere il marito sui campi di battaglia ed al ritorno non smetterà di occuparsi delle questioni dello Stato, affrontando ripetute gravidanze e partorendo otto figlie in dieci anni.  Finalmente nel 1472  arriva l’erede legittimo, Guidobaldo, per la gioia del padre e di tutto lo Stato, Battista è raggiante in  di felicità. Ma nel giugno dello stesso anno, pare per una polmonite acuta, morirà a soli 27 anni.

Il dolore del Conte Federico è immenso così come di tutti gli urbinati che non riescono a nascondere la commozione per la morte prematura della contessa. Non si contano le lettere, gli epitaffi, le composizioni poetiche che dimostrano sentito cordoglio da tutt’Italia.
Dopo solenni esequie fu sepolta nel convento di Santa Chiara in Urbino, dove Federico si recherà ogni settimana per il resto della sua vita e non ci sarà più accanto a lui una nuova moglie.

Piero della Francesca, artista fra i più apprezzati in questa corte centro di cultura umanistica, fra gli altri capolavori che qui produsse, molto probabilmente dopo la morte di Battista, dipinse  il famoso Dittico che tramanderà ai posteri l’immagine dei coniugi che uno di fronte all’altra paiono a promessa di una vita ultraterrena.
Sul  retro,  nei  rispettivi Trionfi ricchi di immagini simboliche,  i carri sono diretti uno verso l’altro e l’iscrizione sotto quello di Battista recita: “Colei che mantenne la moderazione nelle circostanze favorevoli vola su tutte le bocche degli uomini adorna della lode delle gesta del grande marito“.