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Dal nostro viaggio in Sicilia

Di Giandomenico Belvederi

Tratto dal Notiziario n°21 (Ottobre 2016 / Gennaio 2017)

Viaggio impegnativo nella Sicilia Orientale, quando in quel di Noto emerge dal nulla un nome: Tellaro. Conoscevo la Tellaro ligure, luogo amato da Mario Soldati, ma del Tellaro torrente con la città greca Heloros, totale ignoranza. Quando Beatrice, che per professionalità, cultura e simpatia da guida adottata come amica da sempre, suggerisce di visitare i mosaici della villa romana del IV d. C., scoperta negli anni 70-80. Una folgorazione! Altro che Piazza Armerina e Patti! Una cromia straordinaria, che ci collega ai pavimenti musivi nordafricani, scene di caccia e dall'Iliade, vivacità e movimento, festoni multicolori che inquadrano animali disegnati con veridicità! Tutt'attorno, fuori, mandorleti, uliveti, limoneti. Molto si è parlato della cosiddetta Dea di Morgantina, per me è verosimile pensare a Demetra, stante il culto attribuitole a Morgantina, appunto. La restituzione dal P. Getty di Malibù, la cifra astronomica pagata ai clandestini (o alla mafia?), la collocazione ad Aidone, paesucolo sperduto che ha ristrutturato come museo un palazzotto in cima ad una erta salita. Nonostante la evidente buona volontà la sala espositiva alla nostra statua in calcarenite va decisamente stretta: lo svolazzo delle pieghe del peplo, l'effetto bagnato, il movimento viene schiacciato e compresso; avrebbe necessità di spazio, una scalinata come la Vittoria di Samotracia al Louvre. Anche la testa appare oggi sproporzionata per l'evidente mancanza di parrucca o copricapo e l'effetto sconcerta. Occorre uno sforzo di immaginazione, portarsi mentalmente alla fine del V secolo, all'interno della cella del tempio, vestita ed addobbata in tutta la sua policromia, dea della vita che risorge. Ma nella saletta del Museo di Aidone manca l'aria, c'è afa, troppa luce: non ci riesco.

Mosaico della Villa del Tellaro