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Vi proponiamo la sintesi della conferenza a cura di Maurizio Cavazza, sul "Ducato di Galliera".

 

IL DUCATO DI GALLIERA

 La vicenda che ha portato il nome Galliera da Bologna a Stoccolma, Parigi, Genova

Tutti conosciamo la via Galliera, una delle più belle della città; indicava, ed indica, il percorso per arrivare a quel comune della pianura che porta lo stesso nome e che forse viene da una famiglia romana, la “familia Galeria”. Il nome Galliera, appare anche in altre città, ma forse pochi sanno che (tranne il comune padovano di Galliera Veneta) è sempre la nostra Galliera.

Occorre partire dal 1812.
Napoleone stabilisce che: “Il nostro Palazzo di Bologna e la terra di Galliera appartenenti al nostro demanio privato sono eretti in Ducato, e il detto Ducato di Galliera è conferito in piena proprietà alla Principessa di Bologna Giuseppina, Massimiliana, Eugenia, Napoleona figlia primogenita del Principe Viceré…”.
Il Palazzo è il Palazzo Caprara ribattezzato Galliera, già acquistato da qualche anno (oggi prefettura); la terra è una vastissima tenuta, già del conte Aldini, di duemila ettari nei comuni di Galliera e limitrofi.
La neo-duchessa è una bimba di pochi anni figlia di Eugenio di Beauharnais, figlio di Giuseppina, figliastro quindi di Napoleone, ma in pratica per tutta la vita una specie di fratello minore, affezionato e fedelissimo.
Napoleone lo ha creato vicerè d’Italia.
Nel 1823 la principessa Giuseppina, che fin da piccolissima portava anche il titolo di principessa di Bologna, sposò Oscar erede al trono di Svezia (figlio di Bernadotte e Desirée Clary) e portò in dote il ducato di Galliera, che diventò patrimonio della casa reale svedese.
A Stoccolma venne trasferita la famosa collezione di quadri del palazzo Caparra; circa settanta pezzi che ancora oggi fanno parte delle collezioni d’arte della casa reale svedese come “Collezione Galliera”.
Ecco Galliera a Stoccolma.

 Ma la tenuta non era di agevole gestione da Stoccolma; la casa reale svedese dopo circa quindici anni vendette palazzo, tenuta e titolo a uno degli uomini più ricchi e intraprendenti del secolo, il banchiere genovese De Ferrari che viveva a Parigi, amico intimo del re di Francia, Luigi Filippo.
Il più piccolo dei figli del re, Antonio, crebbe col figlio dei De Ferrari che morì adolescente nel 1847.
De Ferrari amministrò tramite intendenti la tenuta di Galliera, che non era una delle parti più importanti del suo patrimonio, ma gli dava il titolo di Duca.
De Ferrari fu uno dei principali finanziatori dello sviluppo delle ferrovie europee e dello sviluppo urbanistico di Parigi; fu tra i fondatori di importanti banche fra cui quella che promosse la costruzione del Canale di Suez. E fu, con la moglie Maria Brignole Sale, un grandissimo filantropo.
Donò alla città di Genova immobili di prestigio come il Palazzo Rosso e venti milioni (che lo Stato non aveva...) per l’ammodernamento del porto.
Dopo la sua morte, 1876, la vedova continuò la sua opera.
A Genova istituì una serie di opere assistenziali che poi furono unificate sotto il nome Ospedali  Galliera ancora oggi esistenti e funzionanti.
Anche l’acquedotto di Genova si chiama Galliera-De Ferrari.
Ecco Galliera a Genova.

La Duchessa di Galliera  lasciò alla città di Parigi, oltre a numerose opere filantropiche, il Palazzo Galliera, in Avenue Pierre I° de Serbie, all’angolo con Rue Galliera.
Il Palazzo verrà dedicato all’arte industriale e all’arte nuova, poi diventerà il Museo del Costume. Oggi è “Museo della Moda della Città di Parigi”.
Ecco Galliera a Parigi.

I De Ferrari avevano avuto dopo la morte del primogenito un altro figlio: eccentrico, sicuramente strano, che rinunciò a titolo, rango ed eredità.
Fu anche per questo che tutto il patrimonio De Ferrari andò in beneficenza.
Tutto, tranne il Ducato di Galliera.
La tenuta e il Palazzo vennero donati nel 1877 ad Antonio, duca di Montpensier, figlio del re Luigi Filippo, l’amico di infanzia del loro figliolo morto adolescente; alla morte della duchessa, nel 1888 erediterà anche il titolo di duca di Galliera.
Scrive Giancarlo Roversi:
“Il duca di Montpensier fu una figura assai nota nella Bologna degli anni fra 1877 e il 1890, anzi il vero fiore all’occhiello della città che si sentiva onorata di ospitare il figlio di un re e uno fra i primi aristocratici europei… volle riunire attorno a sé una piccola corte comprendente la migliore aristocrazia e borghesia bolognese. La simpatia dei bolognesi, anche degli strati sociali più modesti, per il nobiluomo era accresciuta dal fatto che, fin dal momento del suo approdo sotto le Due Torri, egli aveva assicurato di voler risiedere in città per una parte dell’anno, spendendovi le laute entrate dei possedimenti di Galliera a lui pervenuti e facendo del bene a quanti vivono del lavoro e del commercio. La promessa venne mantenuta e molti commercianti bolognesi poterono fregiarsi del titolo di “Fornitore del Duca di Montpensier e Duca di Galliera”. La sua morte, avvenuta nel 1890 presso Siviglia, fu salutata dal cordoglio dell’intera cittadinanza.” (**).
Il suo erede in pochi anni dissipò il patrimonio: le terre furono vendute con lauti guadagni per i sovrintendenti, il palazzo fu totalmente svuotato e quando divenne la Prefettura bisognò arredarlo di nuovo completamente.
Finì così il ducato di Galliera…

Il titolo esiste ancora, ma il patrimonio no. L’attuale Duca di Galliera è: Alfonso d’Orleans Ferrara Pignatelli, principe d’Orleans (n. 1968 – vivente). Figlio di Alonso d’Orleans Parodi-Delfino e di Emilia Ferrara-Pignatelli. Duca di Galliera dal 22 agosto 1997, alla morte del nonno Alvaro d’Orleans Borbone Sajonia-Coburgo-Gotha.

 

Note: 

*Altra dote che Giuseppina portò alla Svezia furono i gioielli personali della nonna Joséphine, moglie di Napoleone

**Il duca Montpensier entrò a far parte anche delle storie fiabesche della città (oggi si direbbe delle sue leggende metropolitane). Fra il popolo si favoleggiava delle sue ricchezze: a me piccolo si raccontava di un servizio da tavola di mille, duemila, tremila  pezzi, tutti diversi, del Duca Montpensier...
Il servizio da tavola del Duca Montpensier è reale: il suo nucleo centrale, circa 400 pezzi degli originali 900, delle famose Ceramiche Minghetti, è ancora esistente ed appartiene a una famiglia ligure, i Terruzzi, che lo ha acquistato a Londra, presso una casa d’Aste.

Maurizio Cavazza