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Vi presentiamo la seconda parte della sintesi della conferenza dal titolo: ”IL FORTE GALLIERA E LA NASCITA DELLA MONTAGNOLA. La parte settentrionale della città dal 1300 ad oggi: attraverso i secoli cinque fortificazioni, una discarica, un bosco di gelsi, un pubblico passeggio e infine un giardino”, a cura di Maurizio Cavazza.

 

“La Montagnola”

La Montagnola si è formata nei secoli: era il luogo dove venivano buttati i residui delle demolizioni edilizie e degli scavi per le fondazioni delle case; fra questi residui ci sono stati certamente anche quelli delle cinque fortezze di Galliera abbattute (per ulteriori informazioni, leggere: Il Forte di Galliera).
Ma fu soprattutto la terra degli scavi per le nuove costruzioni urbane a far sorgere un’altura in una zona pianeggiante già storicamente importante nella vita di Bologna: l’area più settentrionale dell’antico Campo Magno, che dal 1219 ospitava l’animatissimo mercato del bestiame (cavalli, buoi, maiali...).
Era un area amplissima che andava dal canale delle Moline (a sud ed est) alla via Galliera ad ovest alle mura (l’attuale Viale Masini a nord); qualcosa come almeno 15 ettari.
Nel tempo l’area di fatto si divise in due : il Campo del mercato in basso a partire da via Imperiale (oggi Augusto Righi) e la parte elevata detta “La Montagnola del Mercato”.

Si comincia già nel ‘500 a pensare di rendere più decorosa questa parte della città che fra detriti  e vegetazioni selvatiche doveva proprio sembrare una boscaglia...
Il primo provvedimento fu di metterci un incaricato che indicasse dove scaricare i detriti, per rendere il tutto uniforme, e non danneggiare le mura e i vari fossi che smaltivano le acque piovane
Poi il terreno fu affittato.

Nel 1662  la piccola altura venne destinata al pubblico passeggio per le carrozze, divenendo così il primo giardino pubblico della città e distaccandosi così dalla piazza antistante.
Dove ora passa via Irnerio sorse una colonna con lo stemma del Papa Alessandro VII.
Regolarizzati i pendii, creato uno stradone che terminava in un piazzale ottagonale circondato di olmi e ornato, nel 1757, con sette grandi sedili di pietra la Montagnola cominciò ad ospitare feste, spettacoli, fuochi artificiali e, sul finire del ’700, persino qualche corrida.
Ma la maggior parte delle piante erano alberi di gelso, alberi utili alla produzione della seta.
All’arrivo dei francesi (1796) sulla colonna del Mercato al posto delle insegne di Alessandro VII fu posta un’urna con le spoglie di Zamboni e Dè Rolandis.

Solo nel 1799 si pose fine all’utilizzo della Montagnola come discarica degli inerti.
Nel 1799 la città ritornò brevemente sotto il Papa e i resti di Zamboni-Dè Rolandis portati altrove.

Nel 1805 la colonna fu abbattuta nel quadro della decisione di Napoleone di creare, nei sei ettari del parco, una promenade alla francese.
Giovanni Battista Martinetti, ingegnere capo della Prefettura di Bologna fino al 1815, ne fu incaricato assieme all’arch. Tubertini, e le diedero la forma che ha anche oggi.
Degli alberi messi a dimora in epoca napoleonica, nel parco odierno sopravvivono solamente alcuni platani, ancora in buona salute, la cui circonferenza supera i 4 metri.
La Montagnola fu per tutto l'Ottocento sede di manifestazioni celebrative, sportive e di intrattenimento.
L'8 agosto 1848 la Montagnola e la piazza sottostante furono teatro della battaglia che portò alla temporanea cacciata degli Austriaci dalla città: proprio dalla spianata del giardino gli Austriaci si difesero con l'artiglieria dall'assalto dei bolognesi (l'avvenimento ha dato il nome definitivo alla odierna piazza ed è ricordato dal monumento, opera di Pasquale Rizzoli, che venne collocato nel 1903 all’inizio della salita).
La Montagnola ospitò abitualmente anche spettacoli di fuochi d'artificio e feste carnevalesche, corse coi cavalli e con le biciclette. Quando il mercato fu spostato da piazza Maggiore (1877), la parte riguardante i prodotti non alimentari fu trasferita in piazza 8 Agosto e così nacque la popolare Piazzola.

1896 - Dopo la costruzione della Stazione si ideò un ingresso monumentale alla Montagnola dalla nuova via Indipendenza, noto come il Pincio di Bologna.

Il corpo centrale è ornato da una fontana, opera di Diego Sarti e Pietro Veronesi: dentro una conchiglia sormontata dallo stemma cittadino, una ninfa su un cavallo marino viene assalita da una piovra (è ricordata da Carducci nel libro “Rime e Ritmi”).
Questa statua fu detta dal popolo “la moglie del Gigante”, e anche il Poeta accettò questa versione.
Attorno scale, bassorilievi, lampioni.
Al centro del Parco fu posta la vasca e le quattro sculture in cemento di Diego Sarti fatte per il Palazzo della Musica dell’Esposizione del 1888, svoltasi ai Giardini Margherita.
In seguito all’inaugurazione della Direttissima, la linea ferroviaria Bologna-Firenze terminata nel 1923, alla Montagnola venne costruito un padiglione per ospitare la mostra che celebrava la costruzione della ferrovia.
L'edificio, inaugurato nel 1934, è in linea con l'architettura del periodo e ha un andamento che accompagna la curva del viale principale (oggi ospita la scuola materna Giaccaglia Betti).
Sempre nel 1934 il giardino venne parzialmente risistemato e completamente recintato per renderne possibile la chiusura notturna; venne anche aggiunta la balaustra che si apre su piazza 8 agosto.
Lungo il viale principale furono posti i busti di celebri personaggi che purtroppo diventarono il bersaglio preferito delle fionde dei monelli e molti furono mutilati (il naso era il bersaglio preferito…).
Restarono così malconci fino agli anni ’50, poi furono tolti e riposti in chissà quale magazzino comunale…
Prima della costruzione del Parco Nord, la Montagnola fu anche sede di grandi Luna Park nel periodo natalizio.

Accanto alla Montagnola, fra lei e il canale delle Moline, sorse lo Sferisterio inaugurato nel lontano 1822, progettato da Giuseppe Tubertini, lungo 97,10 m e largo 17, 48.
Luogo deputato al gioco del Pallone elastico che prima si svolgeva nella Piazza del Mercato dove oggi sono le case di via Indipendenza.
Nato come gioco di corte nel '400, il gioco aveva avuto nell'800 il periodo di massima popolarità; a Bologna si giocava il "pallone grosso" toscano, quello piemontese al bracciale, il pallone elastico e il tamburello.
L’ultima partita del Gioco del Pallone col bracciale si tenne nel 1946, poi il gioco fu ucciso definitivamente dal gioco del Calcio.
Oggi lo Sferisterio, coperto negli anni ’50 per farne un padiglione della Fiera di Bologna che si svolse in zona Piazza 8 Agosto/Montagnola fino a che non venne trasferita al quartiere fieristico, è una vasta palestra.

Maurizio Cavazza