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Mostra “I disegni originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci” presso la Biblioteca Ambrosiana a Milano

Se non fosse per il Codice Atlantico, varrebbe comunque la pene di visitare la Biblioteca Ambrosiana solo per la ricchissima pinacoteca. Ha dei capolavori assoluti come Il musico di Leonardo, la Canestra di frutta di Caravaggio, il Ritratto di dama di Giovanni Ambrogio de Pedris, la Madonna del padiglione di Botticelli, il Presepe di Barocci, l’Adorazione dei magi di Tiziano, la Sacra famiglia di Bernardino Luini, il Fuoco e acqua di Bruegel oltre ad altre opere dei grandi del Rinascimento, tra cui il cartone di Raffaello della “Scuola di Atene” in Vaticano dalle ragguardevoli dimensioni di metri 8,04 x 2,85.

Biblioteca e pinacoteca fanno parte dell’Accademia Ambrosiana istituita nel 1618 per volontà dell’arcivescovo Federico Borromeo per la formazione e l’educazione del gusto estetico in conformità ai canoni del Concilio di Trento. E in effetti fa una certa impressione leggere sulle targhette sotto i quadri: “dono dell’arcivescovo Federico Borromeo – anno 1618”.

Oltre ai quadri della pinacoteca, l’altro grande tesoro dell’Ambrosiana è la Biblioteca che possiede quasi un milione di libri, dei quali una perla è la Galleria Resta o Galleria portatile un volume di grande formato con disegni di vari maestri, tra i quali spicca ancora una volta Raffaello. Tra le opere ci sono migliaia di incunaboli, migliaia di cinquecentine, 36.000 manoscritti in latino, italiano, greco, arabo, siriaco, etiopico e non solo, 12.000 disegni (Raffaello, Pisanello, Leonardo, ecc,.), 22.000 incisioni, mappe antiche, manoscritti musicali, pergamene e papiri.

Ma arriviamo al Codice Atlantico. E’ la più ampia collezione del mondo di fogli leonardeschi. Il suo nome deriva dal grande formato, tipico di un atlante appunto. Fu uno scultore Pompeo Leoni verso la fine del ‘500 a raccogliere in un solo grande volume di 402 fogli più di 1700 scritti e disegni vinciani. Nel 1637 fu donato all’Ambrosiana insieme ad altri 11 manoscritti di Leonardo. Portati da Napoleone a Parigi, fecero poi ritorno a Milano e sono rimasti fino ai giorni nostri per un totale di 1.119 fogli, rilegati in 12 volumi di tale peso da pregiudicarne la conservazione.

Grazie alla sponsorizzazione di una società di elettronica sono stati sfascicolati per poter essere preservati nelle migliori condizioni ambientali e vengono esposti al pubblico nella collegata Sacrestia del Bramante, trasformata da tempo in biblioteca. La sala della biblioteca non è molto grande (un po’ meno di un campo da basket) e ai suoi lati vengono esposti una ventina circa di fogli leonardeschi a rotazione trimestrale con testi e disegni omogenei (botanica, uccelli e volo, terra, anatomia, tecnologie, ottica, idrografia, ecc.).

Fin qui tutto bene; purtroppo c’è da aggiungere che non si vedono bene e che si è condizionati dall’argomento selezionato. Fino al 10 marzo 2013 ci sono fogli di non grandi dimensioni inerenti “Diluvi e profezie” con pochi disegni e molto testo (ovviamente illeggibile perché Leonardo scriveva a rovescio e ci vorrebbe uno specchio per capire la scrittura).

L’aspetto che però colpisce di più è la scelta espositiva. Molto positivo è l’uso di piccoli tablet al posto delle targhette esplicative, che essendo retro illuminati finalmente si leggono bene e che inoltre presentano a rotazione il testo italiano ed inglese; ma resta del tutto incomprensibile perché il cartello esplicativo a fianco del foglio leonardesco sia in cartoncino stampato e lasciato in penombra come i testi originali. Si capisce benissimo la necessità di non sottoporre a luce forte uno scritto del 1500, ma un cartello esplicativo non poteva essere illuminato per poterlo leggere decentemente o meglio sostituito con un grosso tablet che è illuminato, visto che lo sponsor ne produce a milioni?

Fatta la solita critica da parte dell’appassionato, al quale non va mai bene nulla, rimane l’emozione di ammirare disegni e scritti del più grande artista e scienziato: Leonardo da Vinci. E, anche se sono in ombra, si vedono delle cose uniche, che mai erano state a disposizione del pubblico e che valgono comunque e sempre un viaggio.

Inoltre si visita la pinacoteca, che già da sola merita un pellegrinaggio e, per di più, l’esposizione del Codice Atlantico non ha un termine. Ultimo atout: non si fanno code, grazie alla presenza di altre mostre a Milano più glamour come al momento quella su Picasso nel vicino Palazzo Reale.

Per saperne di più i siti sono: www.ambrosiana.it e www.leonardo-ambrosiana.it.

Per visitare la mostra conoscendo meglio Leonardo consiglio il libro di Martin Kemp, Leonardo da Vinci. Le mirabili operazioni della natura e dell’uomo, Mondadori edizioni.

Maurizio Pedrinella